Articolo di Luca Oliveri e Andrea Marangon
La biofilia nella Kalalau Valley
La più antica isola hawaiana, Kauai, è solcata da montagne antiche come la vita e bagnata dalle ruggenti onde dell’Oceano Pacifico.
Tra le sue meraviglie naturali e la sua mistica bellezza, si percepisce un’energia unica e potente, quella del “Terzo Occhio”, il chakra della terra che, secondo la mitologia, ci collega al nostro Sé superiore e alla nostra innata saggezza spirituale.
Quest’isola hawaiana sembra vibrare proprio a questa frequenza, invitando chi la visita e la vive a guardare oltre la superficie apparente delle cose e a connettersi profondamente con la propria interiorità.
In Sanscrito questo centro energetico è chiamato “Ajna”, che significa “percepire”. Come il Terzo Occhio nell’essere umano permette di vedere al di là del mondo fisico, Kauai ci invita a esplorare la realtà attraverso tutti i nostri sensi sperimentando e comprendendo appieno il mondo intorno a noi.
A Kauai avviene la connessione con il chakra

Ed è sull’isola di Kauai che la connessione del terzo occhio avviene, spontanea, perché immersi nella sua natura incontaminata diventa più facile accedere alla dimensione spirituale e guardarsi dentro, condividere dei momenti tra le persone o con la Terra, “aina” in hawaiano, la madre terra.
Il Kalalau Trail lungo la Napali Coast
All’estremità nord-occidentale dell’isola, lungo la Napali Coast, il Kalalau Trail è un sentiero di undici miglia e mezzo, il più epico percorribile a Kauai: quest’estate l’abbiamo affrontato per la quarta volta.

Lungo il percorso che conduce alla spiaggia – la pittoresca Kalalau Beach – ho percepito con intensità queste “connessioni” che mi hanno permesso di riscoprire un nuovo me stesso riflesso nella natura e sperimentare la bellezza d’animo di alcune persone conosciute laggiù, come Natasha e Anastasia, che sembravano appena uscite dalle pagine del nostro romanzo “Undici miglia e mezzo”.
La nascita nella valle
“Nel momento in cui tutto si era fermato, finita l’attesa e gli affanni, la bimba iniziò la danza nel mondo col cuoricino che risplendeva assieme alle stelle. L’ho sentito arrivare, silenzioso, con un battito di ali il piccolo arcangelo della vita pieno d’amore. Li accolsi e li legai a me indissolubilmente, le intrepide creature che scelsero le mie braccia come culla dei loro sogni” – Undici miglia e mezzo di Luca Oliveri e Andrea Marangon.

Natasha e Anastasia sembrano essere uscite dalle pagine di “Undici Miglia e Mezzo”
Natasha ci aveva colpiti fin dall’inizio. Quando il pomeriggio del secondo giorno trascorso in spiaggia ci ha fatto trovare accanto alla nostra tenda della gustosa papaia. Nel ringraziarla, abbiamo colto l’occasione per parlare con lei e capire cosa della sua personalità ci attraeva così tanto. Nello stesso momento sua figlia Anastasia gattonava nuda sulla sabbia, curiosando tra foglie, piccoli paguri e sperimentando così, nella più totale libertà, le scoperte che le erano state riservate.



“Anastasia è nata nove mesi fa, sotto a un cielo stellato, tra il rumore delle onde, qui in spiaggia” ci disse la madre.
“Davvero?” Le chiesi incredulo mentre l’emozione mi cresceva nel petto nel riscontrare le similitudini tra la sua storia e le nostre pagine.
Iniziammo una lunga chiacchierata in cui le dicemmo che lei e sua figlia sembravano proprio la Grace e sua madre Giudy del capitolo “4 ottobre 1975” del nostro romanzo. Le traducemmo le pagine di quel capitolo in inglese, lei ascoltò con attenzione e piacere. Sorrise. Fu solo in quel momento che ci disse che la Kalalau Valley è un luogo speciale, che è un giardino pieno di ogni pianta che un essere umano possa immaginare e che aveva raccolto la papaia che ci aveva donato in un giardino circa un miglio e mezzo all’interno della valle.
Anastasia e l’armonia con la natura
Sua figlia era nata davvero in spiaggia, nove mesi prima ci confermò anch’essa sorpresa quanto noi dalla strana coincidenza. In fondo alle Hawaii le “cose” capitano e le coincidenze sono solo un’altra espressione di ciò che è davvero reale.
Senza elettricità, pranzando su una foglia di acacia koa come piatto, cibandosi solo di piante e frutti raccolti, la loro esistenza era un ritorno a un tempo più semplice.
Sua figlia era una nuova vita che poteva crescere in armonia con la natura, imparando fin da subito il valore della semplicità della connessione umana.
Anastasia gattonava ancora felice e venne verso di noi, attratta dalla fotocamera che avevamo estratto per catturare la sua bellezza e la spontaneità di quel momento. Rideva guardandoci sempre più vicina. La presi in braccio per coccolare e per riscoprire in quell’esserino il senso del terzo occhio di Kauai mentre tutto attorno l’aria si era fatta serena trai rumori che risuonavano nella Kalalau Valley. Come le note di un organo in una chiesa piena di fedeli. Il sole era quasi tramontato a ovest lanciandoci addosso la sua calda e sanguinea luce rossa. Che emozione!
“Esiste un altro modo di vivere…”
Il terzo occhio di Kauai, nella Kalalau beach, crea connessioni e sprigiona l’energia della condivisione: “Ohana” pensai, ravvedendo nella nostra esperienza il legame che laggiù si crea anche con gli sconosciuti, che improvvisamente diventano parte della tua “famiglia”, quella delle persone che hanno qualcosa in comune.
“Esiste un altro modo di vivere, un altro mondo è possibile” – Undici miglia e mezzo
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